

La castagna di caju è una risorsa di rilievo nella produzione agricola del Mozambico: il 40% delle famiglie contadine possiede piante di caju, una percentuale che arriva anche all’80% nelle zone della fascia costiera. Negli anni Sessanta e Settanta si registrò un forte sviluppo produttivo e le piantagioni passarono da 31 milioni a 45 milioni di alberi. Quel fu caratterizzato da una sostenuta valorizzazione della coltura a livello mondiale, da un basso costo d’investimento nella produzione, dalla disponibilità della terra per l’espansione delle colture, dalle condizioni climatiche adeguate e dalla manodopera a basso costo. Nel 1973 inizia il calo della produzione della castagna, che tocca il suo minimo nel 1993. Le ragioni di questo declino sono nelle conseguenze della lunga guerra che ha insanguinato il paese per oltre vent’anni, nell’impossibilità di accedere a vaste aree del Paese per la presenza delle mine, nell’invecchiamento delle piante, nelle epidemie agricole e nella queimadas, la pratica di bruciare le stoppie per ripulire i campi. Ad aggravare la situazione, poi, le politiche restrittive del Fondo monetario internazionale e il caju, da sempre attività solo di contadini, non è stato giudicato un prodotto strategico per la bilancia commerciale del Paese. Fino ad alcuni anni fa c’era una rete di “cantinieri” per la commercializzazione, ma con la guerra è andata distrutta, cosiì come le fabbriche e tutto l’indotto a valle della produzione. Sarebbe stato necessario l’intervento dello Stato -soprattutto dopo il passaggio nel 1994 del ciclone ‘Nadia’ che nella provincia di Nampula distrusse quasi il cinquanta per cento degli alberi di caju- ma le politiche del Fondo monetario lo hanno impedito. Soltanto di recente il governo ha fatto ammenda e ora sta tentando di recuperare sia attraverso la ricerca e lo studio approfondito di piante importate dal Brasile sia con la diffusione di una tecnologia che riesce ad avviare piccole fabbriche con investimenti economici modesti. Resta anche da recuperare l’interesse dei contadini per questa coltivazione, giacché il generale degrado del quadro economico rurale ha drasticamente ridotto il loro potere di negoziazione. Anche se difficilmente il Mozambico potrà riconquistare il primato mondiale del 1972, il governo e gli enti privati stanno rapidamente recuperando la convinzione che questo settore è vitale per l’economia del Paese -tant’è che rappresenta un terzo delle esportazioni- e che, quindi, occorre investire. La politica di sviluppo sostenuta dagli organismi internazionali ha portato alla definizione di un grande programma di rilancio della coltura del cajù. La Cooperativa 8 de Março, rispondendo alle necessità dei contadini, ha voluto impegnarsi per diffondere la coltura di una specie di origine brasiliana, innestata su un ceppo nazionale, che risulta produttiva già a partire dal terzo anno ed è resistente alle malattie parassitarie. La cooperativa fornisce l’appoggio tecnico-organizzativo, le risorse necessarie per iniziare l’attività e il supporto nelle fasi di lavorazione e commercializzazione. In primo piano, le piccole cooperative e le singole famiglie contadine a forte partecipazione femminile.
Nella lotta contro la povertà e nel sostegno allo sviluppo è fondamentale il ruolo della donna. La valorizzazione della condizione femminile è sovente ostacolata da soprusi e violenze. Ne sono vittime maggiormente quando sono povere, non sanno leggere, scrivere e non conoscono i loro diritti. In Mozambico sono molte le donne che vivono nell’ombra della violenza. Le più colpite sono le contadine, vittime di vecchie tradizioni che la vogliono sottomessa al marito. Ma cominciano a organizzarsi, grazie al sostegno di associazioni locali e alle attività di cooperazione internazionale. Proprio nel progetto per il caju è stata prevista non solo una larga partecipazione delle donne organizzate in associazione ma anche una riqualificazione del loro ruolo nell’ambito della comunità. Il ruolo del credito nello sviluppo è fondato sulla valutazione del progetto ma soprattutto sulla capacità e affidabilità dei destinatari, in questo caso le donne. Utilizzato per lo sviluppo di attività generatrici di reddito nelle zone in cui il tessuto sociale è rimasto solidale, rappresenta la speranza di cambiare la propria condizione e ritrovare fiducia nella propria esistenza. Avere accesso al capitale significa ritrovare il filo della propria vita e poterla orientare secondo le rispettive necessità, entrare in una economia di produzione e di reddito per determinare un ruolo dignitoso nell’ambito della comunità. Per queste donne, da sempre vessate, questo progetto si trasforma in una crescita di beni che riguarda l’intero gruppo familiare, nel miglioramento della salute dei suoi componenti e nell’istruzione dei figli.
MARIA DIAMANTI
04-12-2008